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Immunoterapia avanzata nella cura dei Linfomi: gli Anticorpi Monoclonali Bispecifici

Negli corso degli ultimi 15-20 anni abbiamo avuto la fortuna di assistere a significativi progressi nella comprensione della patofisiologia di molte malattie ematologiche, in particolare nel settore dei linfomi  con sviluppo ed utilizzo di nuove terapie efficaci, sicure e con minori effetti tossici.

Le conoscenze biologiche delle malattie, infatti,  hanno consentito di sviluppare tecniche diagnostiche più avanzate e terapie mirate fornendo cosi oggi valide opzioni terapeutiche anche per quelle patologie per le quali in passato si poteva offrire poco.

Si sta passando dall’era della radio-chemioterapia alla target e immunoterapia che rappresentano i protagonisti principali  del mondo ematologico terapeutico attuale.

Nel settore immunologico dopo la svolta decisiva del 1997 con l’introduzione del Rituximab che  ha mostrato significativa efficacia sia da solo sia che  in combinazione con altri farmaci, oggi altri importanti e significativi passi avanti sono stati effettuati con l’immunoterapia,  che  si è evoluta sviluppando nuovi tipi di anticorpi monoclonali come i Bispecifici.

Al recente congresso dell’ American Society Hematology di San Diego, svoltosi nel dicembre  2018, sono stati presentati i dati preliminari di questi anticorpi utilizzati nei linfomi a cellule B che hanno suscitato particolare interesse in termini di efficacia e sicurezza.

L’ anticorpo  bispecifico è un anticorpo che lega contemporaneamente la cellula tumorale tramite gli antigeni presenti sulla superfice delle cellule tumorale come il CD20  ed i linfociti T del paziente, in questa maniera la cellula tumorale viene avvicinata ai linfociti T che provvedono a distruggerla.

In pratica l’ anticopo Bispecifico fa da “ponte”  tra la cellula tumorale che deve essere distrutta ed i T linfociti che devono distruggerla.

I linfociti T sono le cellule del sistema immunitario deputate alla difesa ma la loro funzione può essere bloccata dal tumore, la ricerca ha cercato di superare questa difficoltà con lo sviluppo di nuovi farmaci tra cui gli anticorpi bispecifici 

Questa nuova strategia rappresenta un avanzamento della ricerca ed apre nuove prospettive terapeutiche in maniera non solo innovativa ma anche affascinante poiché sono le difese del paziente che vengono stimolate e aiutate a combattere il tumore.

La ricerca quindi sta avanzando velocemente e sono disponibili nuovi trattamenti per offrire ai pazienti nuove opportunità e speranze più concrete.

Dott.ssa Caterina Stelitano

Venerdì, 31 Marzo 2017 10:48

Novità nella cura del Linfoma di Hodgkin (LH)

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Il Brentuximat Vedotin (BV) è un farmaco innovativo per la cura del Linfoma di Hodgkin.

Non è chemioterapico ma un anticorpo monoclonale coniugato con una tossina citotossica. Fa parte delle nuove strategie terapeutiche. L’immunoterapia, infatti, rappresenta una nuova realtà per tutte le malattie ematologiche. Nel LH l’immunoterapia è possibile poiché le cellule tumorali, cioè le tipiche cellule del linfoma, le cellule di Reed-Stemberg, esprimono sulla superfice antigeni che possono essere bersagliati da anticorpi specifici in grado di legarsi ad essi. In particolare nel LH ci sono diversi antigeni di rilievo clinico tra cui il CD30 su cui si lega il il Brentuximab Vedotin.

 

La disponibilità del BV ha rivoluzionato il trattamento del LH migliorando significativamente i risultati.

Infatti solo il 70% dei pazienti raggiunge la guarigione con la chemioterapia mentre il rimanente 30% rappresenta per l’ematologo un grande problema. Di questi pazienti, recidivati/refrattari, solo alcuni con il trapianto possono essere ricondotti alla guarigione. Su questi pazienti invece il BV si è dimostrato efficace per indurre una risposta. Il suo utilizzo consente di ottenere ottimi risultati anche in pazienti recidivati dopo trapianto. Per tale motivo, entrato nella pratica clinica, è oggi impiegato in associazione alla chemioterapia ed anche in monoterapia.

 

Come interviene agisce il farmaco?

Il Brentuximab Vedotin agisce, quindi, legandosi al CD30 trascinando all’interno della cellula una potente tossina che libera all’interno della cellula uccidendola. Per tale motivo è definito non solo un farmaco intelligente ma anche geniale poiché libera la tossina solo quando è all’interno della cellula linfomatosa.

Questo anticorpo monoclonale insieme ad altri nuovi agenti rappresentano oggi le nuovi armi terapeutiche per la cura del linfoma di Hodgkin.

Venerdì, 31 Marzo 2017 07:53

LA RICERCA NON SI FERMA: VENETOCLAX

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Il Venetoclax è una molecola biologica che è risultata molto efficace nei pazienti con Leucemia Linfatica Cronica (LLC). Un farmaco innovativo che agisce in maniera selettiva inducendo la morte delle cellule tumorali. Il suo meccanismo di azione si svolge con una inibizione della proteina BCL-2. L’apoptosi, cioè la morte cellulare programmata, è regolata da questa proteina. Elevati valori di BCL-2 causano una mancata morte cellulare per cui le cellule tumorali sopravvivono.

Nella LLC ed in altre emopatie le cellule tumorali esprimono elevati livelli di BCL-2 per cui non sono più in grado di morire, cioè di andare incontro a morte programmata.

Pertanto con l’impiego di questo farmaco viene inibita molecola BCL-2 così le cellule incominciano a morire.

Venetoclax è in grado di indurre la morte delle cellule tumorali ed è il primo inibitore della proteina BCL-2 approvato in Europa.

Il farmaco ha già dato risultati promettenti con alti tassi di risposta in pazienti con LLC a prognosi sfavorevole recidivati e refrattari alle terapie standard.

Grazie al suo meccanismo di azione si sta cercando di unire l’efficacia del Venetoclax combinandolo ad altri farmaci per potenziare e migliorare i programmi terapeutici delle malattie ematologiche. Sono infatti in corso diversi studi non solo nella LLC ma anche nei linfomi e nelle leucemie acute di cui attendiamo i risultati.

Il ruolo della ricerca è fondamentale ed insostituibile per dare maggiore speranza.

La classificazione dei vari sottotipi di linfoma, rivista nel 2016, ha consentito la descrizione ancora più dettagliata dei singoli linfomi, alla quale consegue una scelta terapeutica differente a seconda delle caratteristiche del linfoma in termini di aggressività clinica e personalizzata in base al profilo del singolo paziente. Le armi terapeutiche odierne sono più specifiche dei primi agenti utilizzati per il trattamento dei linfomi, per cui alla chemioterapia convenzionale vengono associate molecole biologiche ed anticorpi monoclonali. Tali agenti vengono considerati soprattutto nei casi in cui la terapia convenzionale non ha ottenuto la remissione di malattia oppure in caso di recidiva di malattia. La sperimentazione continua ad investire su questi nuovi farmaci che successivamente passano al vaglio per l’approvazione ufficiale.

Un esempio recente  è stata l’approvazione dell’Ibrutinib (Imbruvica) per il trattamento di un raro istotipo di linfoma non-Hodgkin (LNH), il linfoma della zona marginale (MZL) che rappresenta il 12% dei LNH. Ibrutinib appartiene alla classe di molecole con attività biologica di inibizione delle chinasi cellulari, nello specifico la tirosin-chinasi di Bruton correlata al funzionamento del recettore dei linfociti B (BCR) neoplastici, dei quali viene interrotto il segnale proliferativo. La FDA (Food and Drug Administration) ha già approvato l’ibrutinib per il trattamento di altri sottotipi di LNH (mantellare, leucemia linfatica cronica, macroglobulinemia di Waldenstrom) e da inizio anno 2017 è disponibile anche per le forme di linfoma della zona marginale recidivate o refrattarie alla terapia di prima linea con chemioterapia od anticorpi monoclonali anti-CD20. I tempi per la commercializzazione sono stati accelerati sulla base degli ottimi risultati scaturiti dagli studi clinici, che hanno mostrato tassi di risposta globale soddisfacenti.

“Questa approvazione amplia l'indicazione per Imbruvica per includere il linfoma della zona marginale recidivato/refrattario. Si rivolge a un grande bisogno insoddisfatto per i pazienti che convivono con questa grave tumore del sangue", ha detto Peter F. Lebowitz, MD, PhD, capo dell'oncologia mondiale, Janssen Biotech, che è la società di sviluppo congiunto e la commercializzazione l'agente insieme con la società Abbvie Pharmacyclics.

Questa novità rappresenta un altro grande passo nell’avanzamento della ricerca clinica ed aumenta la speranza di questa sottoclasse di pazienti che potranno così trarne beneficio.